
Ressort: Regierungskrise
Il primo ministro ungherese Peter Magyar intensifica la sua lotta per il potere contro il presidente dello Stato Tamas Sulyok. Dopo il fallimento dell'ultimatum per le dimissioni volontarie, Magyar intende ora modificare la costituzione per rimuovere il fiduciario di Orbán.
Il capo del governo ungherese Peter Magyar prosegue il suo scontro con il presidente Tamas Sulyok – ricorrendo a misure drastiche. Magyar ha annunciato lunedì che modificherà la costituzione per rimuovere Sulyok dall'incarico, dopo che questi ha rifiutato di accogliere l'ultimatum del primo ministro.
Sulyok, storico fiduciario dell'ex sovrano di lunga data Viktor Orbán, ha respinto la richiesta di dimissioni di Magyar. Il presidente ha ancora un mandato fino al 2029 e apparentemente non vede motivi per abbandonare il suo incarico. Magyar ha definito Sulyok una "marionetta di Orbán" e ha chiarito che non è disposto ad accettare questa situazione.
La minaccia di una modifica costituzionale è un segno della determinazione di Magyar – e della sua forza politica. Il primo ministro dispone di una maggioranza di due terzi in parlamento, necessaria per modificare la costituzione ungherese. Questo gli dà i mezzi legali per attuare il suo piano.
Il conflitto fa parte della strategia più ampia di Magyar di eliminare l'influenza di Orbán da tutti i centri di potere del paese. Magyar aveva promesso di attuare un cambiamento istituzionale che dovrebbe liberare il paese dal controllo di Orbán. La rimozione del presidente è un passo simbolicamente importante – dimostrerebbe che Magyar è disposto a cambiare le regole del gioco per raggiungere i suoi obiettivi politici.
Sebbene Sulyok finora rimanga fermo, l'annuncio di una modifica costituzionale dovrebbe esercitare una pressione considerevole su di lui. Con una maggioranza di due terzi alle spalle, Magyar ha i mezzi per trasformare la sua minaccia in realtà. La domanda ora è se Sulyok cederà o se Magyar intraprenderà effettivamente la strada costituzionale – un passo che potrebbe ulteriormente aggravare la crisi politica in Ungheria.
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