Un giorno dopo l'allarme su 1.100 casi sospetti, i fatti si chiariscono: le infezioni da Ebola confermate nella Repubblica Democratica del Congo salgono a 282, Moderna annuncia un vaccino mRNA contro il ceppo Bundibugyo, e in Kenya centinaia di persone scendono in piazza contro un centro di quarantena statunitense.
Il numero dei casi di Ebola confermati nell'est della Repubblica Democratica del Congo è salito a 282. Il Washington Post riferisce dei primi guariti che raccontano pubblicamente le loro esperienze – un raro segno di speranza nel mezzo di un'epidemia che secondo l'OMS potrebbe diffondersi inosservata da mesi. Reuters riferisce che il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus vuole incontrare il presidente congolese, mentre gli esperti avvertono che la reale diffusione del virus è ben al di sopra dei numeri ufficiali.
Sul fronte dei vaccini, intanto, c'è molto movimento. Moderna ha annunciato una partnership con una coalizione sanitaria globale per sviluppare un candidato basato su mRNA specificamente contro il ceppo Bundibugyo – quella variante che sta guidando l'epidemia attuale. L'Handelsblatt riferisce che l'OMS dà priorità ai medicinali sperimentali. Parallelamente, l'OMS ha già accelerato l'approvazione di tre ulteriori candidati vaccini contro l'Ebola per ampliare le opzioni sul campo.
Il Kenya sta creando tensioni politiche: nella piccola città di Nanyuki, centinaia di giovani hanno manifestato contro l'istituzione di un centro di quarantena per l'Ebola per i cittadini statunitensi presso la base aerea di Laikipia. Sky News riferisce che le proteste sono iniziate due giorni dopo una decisione della Corte suprema del Kenya, che aveva inizialmente approvato l'impianto. I critici vi vedono un trattamento ineguale: un campo speciale per gli americani, mentre la popolazione locale deve affrontare gli stessi rischi.
Arrivano invece buone notizie dal Sud America. Due casi sospetti in Brasile – uno a San Paolo, uno a Rio de Janeiro – si sono rivelati negativi dopo i test di laboratorio. Il paziente a San Paolo è risultato positivo alla meningite. Ciò conferma il modello degli ultimi giorni: i casi sospetti internazionali creano allarme, ma finora si sono rivelati infondati.
La pressione sulla comunità internazionale cresce comunque. La combinazione di numeri di casi in aumento, un nuovo ceppo virale senza vaccino approvato e il sospetto di trasmissione inosservata per mesi spinge gli esperti ad avvertire che la risposta deve ora essere significativamente più veloce rispetto ai precedenti focolai.
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